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ROMANIA - TRATTAMENTO INUMANO DETENUTI - SPAZIO CELLA INFERIORE METRI 3 - VIOLAZIONE ART. 3 CEDU
   
 
 

Con la sentenza 25 aprile 2017, Rezmiveș and Others v. Romania, la Corte europea ha pronunciato una sentenza pilota contro la Romania, accertando nel caso concreto la violazione dell’art. 3 Cedu a danno di quattro detenuti rumeni che lamentavano la violazione del proprio diritto a non subire pene o trattamenti inumani e degradanti in conseguenza del sovraffollamento carcerario e delle condizioni della loro detenzione. In particolare, i ricorrenti si dolevano di aver avuto uno spazio personale all’interno della cella inferiore a tre metri quadrati. Denunciavano inoltre le condizioni igieniche precarie delle carceri all’interno delle quali erano stati confinati (le celle, infestate di insetti e topi, erano prive di illuminazione naturale, di adeguata ventilazione e di acqua calda) e lamentavano di non aver usufruito di un numero sufficiente di ore d’aria e di attività ricreative e culturali.

Contestualmente al riconoscimento della violazione dell’art. 3 Cedu, la Corte europea ha ingiunto allo Stato rumeno di fornire – entro il termine di sei mesi dal momento in cui la sentenza della Corte sarà divenuta definitiva – un programma preciso («un calendrier précis») per l’adozione e l’implementazione delle misure necessarie a ridurre il sovraffollamento carcerario e migliorare le condizioni della detenzione, nonché dei rimedi sia di carattere preventivo che di natura compensatoria che lo Stato intende adottare. Durante questo periodo, la Corte di Strasburgo sospenderà le procedure relative a tutti i ricorsi analoghi già presentati ma non ancora comunicati al governo rumeno e continuerà invece l’esame dei ricorsi pendenti già comunicati.

Sempre con riferimento alle condizioni di detenzione e al divieto di sottoporre i detenuti a pene o trattamenti inumani e degradanti, si segnala la sentenza 13 aprile 2017, Podeschi c. San Marino. In questo caso la Corte europea ha escluso la violazione dell’art. 3 Cedu ritenendo che il ricorrente – un uomo politico accusato di riciclaggio che lamentava di essere stato tenuto in isolamento per più di 22 ore al giorno e di non avere avuto acceso al bagno durante il periodo di detenzione cautelare cui era stato sottoposto – non avesse patito sofferenze ulteriori rispetto a quelle inevitabilmente connesse al regime detenzione, anche in considerazione del fatto che l’isolamento era imposto dalla necessità di impedire il contatto con i complici e che il rigore di tale misura era attenuato dalla possibilità per il ricorrente di avere contatti con altre persone, come familiari, avvocati e medici (per l’ulteriore profilo di censura relativo alla durata della custodia cautelare, v. infra art. 5 Cedu).

 
 

 

 

 

SCARICA IL DOC. ALLEGATO : AFFAIRE REZMIVE? ET AUTRES c. ROUMANIE.pdf

 

 
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