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CASO CESTARO C/ITALIA, L'OMESSA COODIFCAZIONE DEL REATO DI TORTURA RENDE LA REPUBBLIC AITALIAN RESPONSABILE PER I FATTI DEL G8 DI GENOVA
   
 
 

 Con la sentenza sul caso CESTARO C. ITALIA , resa il 7 aprile 20151, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

L'art. 3 CEDU stabilisce che “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Il Governo italiano è stato quindi dichiarato colpevole dalla Corte sia per aver violato la disposizione sia per non possedere nel proprio ordinamento una legislazione penale adeguata per quanto riguarda le sanzioni contro atti di tortura. La riparazione per danni morali decisa in favore del ricorrente è stata di un ammontare di 45.000 euro.

Il ricorso era stato presentato presso la CEDU il 21 gennaio 2011 da Arnaldo Cestaro, che la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 si trovava all’interno della scuola Diaz-Pertini di Genova durante l’irruzione della polizia nell’istituto, definita da Amnesty International "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda Guerra Mondiale". Cestaro e i suoi legali hanno sostenuto che i responsabili delle violenze emerse durante l’operazione di polizia non erano stati puniti in maniera adeguata a causa della prescrizione dei reati durante i procedimenti penali interni contro alcuni dei protagonisti dei fatti. Inoltre, veniva lamentata la lacuna del codice penale rispetto al reato di tortura: nell’ordinamento italiano tuttora non vi è alcun riferimento alla tortura e a pene adeguate per tale reato.

Una lacuna, quella dell’ordinamento italiano rispetto alla tortura e ai trattamenti inumani e degradanti, che si scontra con gli innumerevoli trattati internazionali ratificati dall’Italia che vietano espressamente queste pratiche. Tra questi rientra ovviamente la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che all’articolo 19 prevede l’istituzionalizzazione del controllo degli Stati parti attraverso la CEDU.

Ma la Convenzione adottata il 4 novembre del 1950 a Roma dai quarantasette membri del Consiglio d’Europa non è il solo trattato internazionale in materia. Tra gli altri, molto importante è la Convenzione di New York contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 1984, entrata in vigore il 26 giugno 1987 e ratificata dall’Italia il 12 gennaio 1989. Tale Convenzione risulta rilevante in particolare per l’articolo 4, che prevede che “ogni Stato Parte vigila affinché tutti gli atti di tortura vengano considerati quali trasgressioni del suo diritto penale. Lo stesso vale per i tentativi di praticare la tortura o per ogni atto commesso da qualsiasi persona, che rappresenti una complicità o una partecipazione all’atto di tortura. Ogni Stato Parte rende tali trasgressioni passibili di pene adeguate che tengano conto della loro gravità”.

L’Italia, perciò, non inserendo nel suo ordinamento il reato di tortura, non adempie i suoi obblighi internazionali in virtù di tale disposizione. Negli anni tutte le proposte di legge che miravano all’inserimento di tale reato nel codice penale si sono arenati durante l’iter parlamentare. Adesso, però, il vento pare essere cambiato grazie alla decisione della Corte sui fatti di Genova: un disegno di legge intitolato “Introduzione del reato di tortura nel codice penale”, era stato presentato al Senato della Repubblica il 15 marzo 2013 ed era stato approvato il 5 marzo 2014, ma poi si era bloccato quando è passato alla Camera. Il resto è storia di quest’anno: il 7 aprile 2015 viene pubblicata la sentenza del caso Cestaro c. Italia che condanna l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Due giorni più tardi, il 9 aprile, la Camera dei Deputati approva il disegno di legge apportando però alcune modifiche che hanno causato la necessità del ritorno del disegno di legge al Senato.

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO, QUARTA SEZIONE, SENTENZA DEL 7.4.2015

 
 

 

 

 

SCARICA IL DOC. ALLEGATO : CASE OF CESTARO v. ITALY.pdf

 

 
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