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CONFISCA DI PREVENZIONE - BNI INTESTATI AL TERZO - ASSOLUZIONE NEL PROCESSO DI COGNIZIONE - REVOCAZIONE - SUSSISTENZA
   
 
 

La confisca di prevenzione  (Legge n. 575 del 1965, articolo 2-ter, comma 3, e successive modifiche) e' disposta, allorquando il soggetto indiziato dei reati indicati nell'articolo 1 della medesima legge non possa giustificare la legittima provenienza di beni di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulti essere titolare o avere la disponibilita' a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito o alla propria attivita' economica, nonche' dei beni che risultino essere frutto di attivita' illecite o ne costituiscano il reimpiego. Ai sensi del predetto articolo 2-ter, quindi, la  confisca puo' colpire anche i beni che risultano essere stati fittiziamente intestati o trasferiti a terzi.

Non possono, invece, essere confiscati i beni di cui il soggetto puo' giustificare la legittima provenienza, cosi' come  i beni di cui l'indiziato ha la disponibilita' in valore proporzionato al proprio reddito o alla propria attivita' economica.

Ai sensi dell'articolo 2-ter e', invece, possibile disporre la confisca di beni che risultino essere frutto di attivita' illecite o ne costituiscano il reimpiego. - Il sistema normativo esprime, quindi, chiaramente la volonta' del legislatore di aggredire unicamente quei beni  che si ha motivo di ritenere frutto di attivita' illecite o costituenti il reimpiego delle stesse.

Pertanto, qualora il reimpiego del denaro, fonte sospetta di illiceita' penale, avvenga mediante addizioni, accrescimenti, trasformazioni o miglioramenti di beni  gia' nella disponibilita' del soggetto medesimo, in virtu' di pregresso acquisto del tutto giustificato da dimostrato titolo lecito, il provvedimento ablativo deve essere limitato soltanto al valore del bene medesimo, proporzionato all'incremento patrimoniale per il reimpiego in esso effettuato di profitti illeciti (Sez. 1, n. 33479 del 4 luglio 2007).

Alla luce dei principi sin qui illustrati, la giurisprudenza di questa Corte ha escluso la configurabilita' del reato previsto dalla Legge n. 356 del 1992, articolo 12-quinquies, in presenza della fittizia intestazione di  beni che non potrebbero essere oggetto di confisca di prevenzione atteso che tale condotta non e' volta ad eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale. Se tale elusione oggettivamente non esiste, e' irrilevante la finalita' perseguita dai soggetti che hanno proceduto alla intestazione fittizia (Sez. 1, n. 29526 del 27 giugno 2012).

Cio' posto, il Collegio ritiene che tale principio valga anche nell'ipotesi opposta e che, quindi, non possa essere disposta la confisca di prevenzione, quando, in sede di giudizio di cognizione, sia stata accertata, con pronuncia irrevocabile, l'insussistenza degli elementi costitutivi del delitto previsto dalla Legge n. 356 del 1992, articolo 12 quinquies.

CONFISCADepongono in tal senso considerazioni di tipo logico-sistematico.

Il processo penale in cui l'imputato sia chiamato a rispondere del delitto previsto dalla Legge n. 356 del 1992, articolo 12 quinquies, ha per oggetto l'accertamento di tutti gli elementi costitutivi del suddetto reato, ossia: a) la condotta concretantesi nella creazione di una situazione di apparenza formale della titolarita' di un bene, difforme dalla realta' sostanziale, e nel mantenimento consapevole e volontario di tale situazione connota; b) l'elemento soggettivo (dolo specifico), individuato dalla disposizione in esame nella coscienza e volonta' di eludere le disposizioni in tema di misure di prevenzione  patrimoniali ovvero di agevolare la commissione dei delitti di ricettazione, riciclaggio o reimpiego.

L'accertamento definitivo in ordine ai suddetti elementi costitutivi del reato intervenuto in sede di cognizione con decisione irrevocabile comprende, all'evidenza, aspetti piu' ampi, completi ed assorbenti rispetto a quelli rilevanti nel procedimento di  prevenzione  nel cui ambito devono essere tenuti distinti due profili: a) l'accertamento del fatto materiale (intestazione fittizia del bene), coincidente con quello posto a base della misura di prevenzione  patrimoniale; b) l'ambito di operativita' della presunzione di fittizieta' che stabilisce un'inversione ex lege dell'onere della prova circa una titolarita' effettiva e non fittizia (al prossimo congiunto del proposto) dei beni  assoggettati o assoggettabili al sequestro di prevenzione in materia di intestazioni o trasferimenti (a qualsiasi titolo) di  beni a prossimi congiunti (cfr. ex plurimis Sez. 6, n. 49878 del 6/12/2013).


Corte di Cassazione, sezione prima penale,  sentenza del 3.6.2015.
 
 

 

 

 

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