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Strage di Alkamar: presentato il conto allo Stato per il depistaggio.
   
 
 
INTERVISTA ALL'AVVOCATO BALDASSARE LAURIA.

Dopo l'assoluzione di GULOTTA GIUSEPPE, ritenuto per 36 anni il "mostro" di Alkamar, e rimasto in carcere per 22 anni da innocenti, i legali dello stesso, avvocati Baldassare Lauria e Pardo Cellini, hanno presentato il conto al Governo italiano.

La storia di Giuseppe Gulotta non si è consumata a Guantanamo, ma in Sicilia: siamo nel gennaio del 1976 quando due carabinieri vennero trovati barbaramente uccisi all’interno della caserma di Alcamo Marina. - Dopo settimane di sterili indagini che coinvolgono anche Peppino Impastato, un ragazzo con evidenti problemi psichici viene fermato con una pistola, si scoprir  dopo essere l’arma della strage. La Sicilia diventa, così, Guantanamo.
Un branco di lupi in divisa capitanato dal colonnello Giuseppe Russo fa vomitare fuori – con pestaggi, minacce, finte esecuzioni, scariche elettriche ai testicoli, acqua e sale in gola, – la verit  sulla strage a quattro ragazzini, di cui due minorenni, e tra questi Gulotta. Il Caso viene subito chiuso, loro sono i colpevoli.
Un anno dopo il colonnello Russo viene ucciso a Corleone da uomini di Cosa nostra e diventa un simbolo dell’antimafia, ma rimane vittima del suo stesso “ metodo”.
Infatti, anche qui la verit , come quella su Alkamar, non deve essere svelata. La sua squadra, la stessa di Alcamo, ripete lo scempio: a finire dentro, dopo indicibili sevizie, sono tre pastori analfabeti. Sedici anni dopo saranno dichiarati innocenti.

Un “intrigo di Stato” porta dietro le sbarre quattro innocenti ( Giovanni Mandala’, Giuseppe Gulotta, vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, questi ultimi due ancora minorenni).
Gulotta Giuseppe, come gli altri, viene torturato per fargli sputare una falsa verit , quella che poi diventer  la “verit  di Stato”.
Dopo un lungo iter processuale Gulotta viene condannato all’ergastolo perché ritenuto l’esecutore materiale dell’eccidio di Alkamar, nella descrizione fatta dalla sentenza di condanna della dinamica della strage, Gulotta Giuseppe spara a bruciapelo uno dei due carabinieri mentre dormiva e subito dopo attinge con altri colpi il secondo carabinieri che intanto si stava svegliando.
Soltanto nel febbraio del 2012, dopo il processo di revisione chiesto dai suoi avvocati, Gulotta viene assolto per non aver commesso il fatto, il mostro non era lui.

Il 5 novembre è iniziato il processo per il risarcimento dei danni patiti, questa volta sul banco degli imputati c’è lo Stato, l’accusa degli avvocati è pesante, tortura.
I legali chiedono al Governo italiano il pagamento di circa 58 milioni di euro.
La richiesta monstre si basa sulle gravi conseguenze subite dal Gulotta lungo l’interminabile calvario giudiziario.
Il caso di Gulotta, dicono gli avvocati, è inedito nella giurisprudenza italiana; quello di gulotta non è un errore giudiziario, pur sempre possibile nella fisiologia del processo, ma un fatto illecito, un reato commesso da uomini dello Stato.
La sentenza di assoluzione ha accertato i metodi illegali utilizzati dai carabinieri inquirenti per estorcere agli arrestati le rispettive confessioni.
I carabinieri hanno inventato prove, ne hanno nascoste altre, e i giudici ci sono cascati. Alcuni dei torturatori sono ancora vivi e impuniti: in Italia tutto ciò è possibile perché non il codice penale non prevede i reati di depistaggio e tortura.
Nessuno per conto dello Stato ha chiesto scusa a Gulotta, ci aspettavamo maggiore sensibilit  dalla presidenza della repubblica, ma nulla.
E’ come se si volesse cancellare, ancora una volta, la verit , quella vera, non quella di Stato che portò in prigione Gulotta Giuseppe e gli atre malcapitati, tutti assolti, nessuno di questi era il colpevole.
La strage di Alkamar è rimasta impunita.
 
 
 

 

 

 

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