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Iran, niente grazia per Reyhaneh, impiccata in piazza
   
 
 
«Omicidio premeditato» ha sentenziato il procuratore di Teheran. E l’implacabile giustizia iraniana s’è abbattuta definitivamente sulla 26enne Reyhaneh Jabbari, condannata a morte nel 2007 per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla e impiccata all’alba di ieri davanti ai di lui familiari, irriducibili nel negarle il perdono. Invano nelle ultime settimane si sono mobilitati gli attivisti di mezzo mondo: «Mia figlia ha ballato con la forca» ha annunciato su Facebook l’attrice Shole Pakravan poco dopo l’esecuzione nella prigione Gohardasht di Karaj, dove sabato l’aveva incontrata per dirle addio. I social network sono stati il megafono al quale la madre ha affidato l’estremo tentativo di salvare Reyhaneh che in questi anni non s’è mai rimangiata la versione della legittima difesa dalle avances violente dello 007 iraniano Morteza Abdolali Sarbandi, un’inamovibilità costatale l’avversione fatale della vedova. L’accusa ha venduto ai magistrati l’assassinio premeditato argomentando che la giovane donna «aveva acquistato un coltello da cucina due giorni prima dell’omicidio», che avrebbe colpito di spalle e che in precedenza si sarebbe scambiata sms con un amico «informandolo delle sue intenzioni». Rabbiosamente impotente la protesta dell’opinione pubblica globale si è moltiplicata in poche ore sul web, scioccata anche dal silenzio del solitamente attivissimo presidente Hassan Rohani. Il suo ultimo tweet risale a venerdì 24 ottobre, solidarietà alle donne sfregiate con l’acido a Isfahan per non indossare correttamente il velo: peccato che nel frattempo i responsabili siano stati rilasciati per «insufficienza di prove». L’impiccagione di Reyhaneh Jabbari è «un’altra macchia sanguinosa» sullo stato dei diritti umani in Iran, denuncia Amnesty International che insieme a altre organizzazioni internazionali aveva lanciato una campagna per la giovane donna, la cui vita avrebbe però potuto essere risparmiata solo dall’intercessione dei parenti della vittima. Dure parole di biasimo sono arrivate dai siti d’opposizione come Iranpressnews e Peykeiran ma anche dall’esterno, l’Onu, il consultore del Papa per il dialogo interreligioso padre Monge, il governo italiano e quello di diversi paesi tipo gli Stati Uniti che in questi mesi sono impegnati nel tentativo di negoziare a tutto campo con Teheran, dal nucleare alla guerra contro lo Stato Islamico del califfo al Baghdadi. «In questa vicenda la comunità internazionale ha responsabilità enormi» attacca il segretario di Nessuno Tocchi Caino Sergio d’Elia. L’accusa è di opportunismo diplomatico: «Non è possibile dar credito all’Iran per interessi economici e politici senza un minimo terreno comune sul rispetto dei diritti umani. Pensare di trattare per la pace in quella regione ignorando i diritti fondamentali è un’illusione». Secondo i dati incrociati delle maggiori Ong mondiali le speranze nate con l’elezione di Rohani si sono già infrante sull’eccezionale aumento delle esecuzioni. Mamma Pakrava prega e invita a non colpevolizzare la famiglia Sarbandi per la grazia negata alla figlia. Non tocca agli uomini, dice, ma a Dio. E a chi pretende di agire in sua vece.
 
 

 

 

 

 

 
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