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Cassazione, droga:riduzione pena dopo abrogazione Giovanardi-Fini.
   
 
 
ROMA, 29MAGGIO 2013

Via libera, dalle sezioni unite penali della Cassazione, al diritto dei condannati in via definitiva per spaccio lieve di droga, con la recidiva, alla rideterminazione della pena al ribasso, per effetto di due verdetti, del 2012 e quello recente del 2014, della Consulta sulla legge Fini-Giovanardi.

I supremi giudici - presieduti dal primo presidente Giorgio Santacroce - hanno appena preso questa decisione, accogliendo un ricorso della procura di Napoli contro la decisione del tribunale, che aveva negato ad un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena a seguito della sentenza della Consulta che nel 2012 aveva dichiarato incostituzionale la norma della Fini-Giovanardi che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi. «La decisione mette l’Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più in regola con la Carta di Diritti dell’Uomo», commenta Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione.

La Cassazione, inoltre, ha stabilito - comprendendo nella sua decisione anche gli effetti del recente verdetto della Consulta che ha ripristinato la distinzione tra droghe pesanti e leggere - che i giudici dell’esecuzione, chiamati al ricalcolo delle pene dei condannati definitivi, dovranno anche tenere conto del fatto che è stato ripristinato il testo della Iervolino-Vassalli, per effetto dell’ultima decisione della Consulta sulla Fini-Giovanardi.

Per effetto della decisione della Cassazione «potranno uscire dal carcere migliaia di detenuti condannati per piccolo spaccio, qualora venisse accolta la loro richiesta di revisione del trattamento sanzionatorio». «In questo modo - spiegano fonti della Suprema Corte - aumenterà di molto il lavoro dei magistrati dell’esecuzione della pena» che nella maggior parte dei casi sono i tribunali e in misura minore le corti d’appello.

Del verdetto della Cassazione, precisano fonti della stessa Suprema corte, «non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l’associazione a delinquere». Sono circa 4-5mila i detenuti che, secondo le stime degli addetti ai lavori, potrebbero lasciare il carcere.
 
 

 

 

 

 

 
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