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IL CASO BOMMARITO VINCENZO: CONDANNATO PER UN OMICIDO GRAZIE AD UN'ACCUSA FALSA
   
 
 
Vincenzo Bommarito e' stato condannato alla pena dell'ergastolo per omicidio aggravato: accusato da un suo dipendente bracciante agricolo, Giuseppe Lo Biondo, di avere sequestrato ed ucciso Pietro Michele Licari dopo averlo tenuto sequestrato dentro una profonda botola d’ispezione di una condotta di acquedotto.

Questa accusa è stata determinante per la condanna all’ergastolo di Bommarito, mentre l’accusatore correo se l’è cavata con tredici anni e quattro mesi.

Dopo il fermo di Lo Biondo, Il giovane Bommarito viene raggiunto e tratto in arresto dai carabinieri in aperta campagna, nelle ore mattutine, mentre lavorava sui campi.

Da quel giorno, è iniziato il suo calvario che lo ha portato alla condanna definitiva.

Vincenzo, il fratello maggiore di tre figli, viveva con i genitori nei pressi di Borgetto.

Tutte le mattine, quando aveva necessità, andava a prendere, con la sua auto, il Lo Biondo, e alla fine della giornata lo riaccompagnava.

“ Lo Biondo – dice la sorella minore di Vincenzo – conosceva tutti gli spostamenti di mio fratello e aveva perfetta cognizione di quello che faceva giornalmente.”

Una situazione comoda, secondo la familiare per poterlo incastrare e accusare grazie proprio alla perfetta conoscenza dei suoi movimenti.
La sentenza di condanna e' ora messa in discussione da Progetto Innocenti, a cui lo stesso Bommarito si è' rivolto per la revisione della ingiusta condanna.
Infatti, da ricostruzioni telefoniche fatte, purtroppo solo dopo il processo sul tabulato del cellulare di Bommarito, risulterebbe che in quel preciso momento l’accusato si trovava in zona Alcamo-Castellammare e quindi fisicamente impossibilitato ad essere presente al sequestro.
A ciò' va aggiunta la ritrattazione del l'accusa nei confronti del Bommarito ad opera dello stesso Lo Biondo, che dal carcere in una lettera ha chiesto scusa per l' infamante accusa. in essa, si scusa genericamente per averlo tirato in causa, mentre nell’ultima si giustifica dicendo che non ha resistito al duro interrogatorio ed ha cercato di dire ciò che forse volevano gli inquirenti per chiudere il cerchio. Sembra poi, che qualcuno lo abbia consigliato di non ritrattare perché avrebbe peggiorato la sua posizione e rischiato almeno due anni in più di carcere.


Due prove che potrebbero scagionare il giovane se prese in seria considerazione per la revisione del processo.
“Vincenzo è forte- ci dice la sorella- è amareggiato ma non si abbatte perché crede e spera nella giustizia. Per questo ci chiede di andare avanti e non arrendersi mai. Forse è la forza della disperazione di chi, innocente, si trova a vivere una pena restrittiva in un luogo che non avrebbe mai immaginato di conoscere”.
Per il difensore avv. Baldassare Lauria" quella sentenza è' stata costruita su prove false, presto avvieremo la revisione della condanna, per un omicidio peraltro senza alcun movente".


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